ok, ce la posso fare.
dopo 48 ore posso sedermi e raccontarvi apertamente quello che ho vissuto settimana scorsa.
ho avuto bisogno di qualche giorno per rielaborare e per scappare da quelle mura.
non credo che me ne andrò mai completamente, ma questo perchè non voglio.
per una settimana ogni mattina sono entrata in carcere a vercelli per seguire quel famoso progetto finale per il master di reportage che sto seguendo.
per una settimana ogni giorno mi sono ritrovata a eseguire le stesse azioni iniziali di cui già vi raccontavo a novembre quando sono entrata per la prima volta.
arrivi.
parcheggi.
spegni il cellulare.
consegni la carta d'identità.
ritiri il pass.
oltrepassi due o tre porte.
saluti due o tre agenti.
percorri un primo corridoio.
sali le scale.
percorri il secondo corridoio...
sei dentro.
da qui in poi il resto del mondo spariva per le 10 ore successive e c'erano solo loro.
queste quattro donne. queste quattro differrenti storie. questi quattro sguardi e queste quattro voci che mi parlavano.
ho ascoltato moltissimo.
poche volte mi è capitato di trovarmi nella condizione di poter ascoltare il cuore di qualcuno.
credo che custodirò gelosamente questa avventura.
ma io non ero lì per quello. ero lì per fare altro. dovevo scattare fotografie e raccontare una storia.
ma come ogni buona "diretta" che si rispetti, ci sono stati dei problemi. poi risolti.
la cosa più stupefacente è stata la rapidità di integrazione con le ragazze.
la sintonia palpabile a chiunque. quasi fossi una di loro da sempre ;) eh eh
riuscivo a interagire e ad avere la certezza di essere capita. accolta. voluta.
speriamo solo che i miei scatti facciano percepire tutto ciò.
della serie, i reportage devono essere freddi e assolutamente senza influenze di pensiero personali ... mmmmmmmmmmm, la vedo grigia ;)
la mattina trascorreva in sartoria, tra una borsa di juta e l'altra ma soprattutto tra la miriade di chicchi di caffè per terra e la polvere nell'aria. il sensore dellla mia macchina fotografica ringrazia ;)
stavano preparando delle borse ricavandole da sacchi di juta che contenevano caffè.
alle 13.30 il lavoro finiva e le ragazze tornavano alla loro routine, ben lontana dalla mia.
si entrava in cella.
si, ho trascorso tre giorni, dalle 13.30 alle 19 chiusa in una cella di 4mt.x 3 con sissi, giovanna e nicole.
all'inizio mi son sentita soffocare, soprattutto il primo pomeriggio.
soffocavo perchè non potevo scattare ma solo osservare e studiare la situazione.
poi giovedì invece non so cosa sia cambiato, ma ho cominciato a stare bene con loro, che nel frattempo parlavano sempre, mi mostravano foto, mi raccontavano dei loro parenti , delle loro sensazioni, del come trascorrono la loro reclusione e qualcuna si è spinta anche oltre, raccontandomi anche il perchè fosse finita lì.
alla sera mi fermavo anche a cena. sempre nella stessa cella. sempre con sissi e giovanna. sempre in quei soli 4mt.x3 dove c'erano camera da letto, salotto, cucina e bagno. :)
è formidabile la capacità di inventiva che hanno.
è formidabile come affrontano comunque col sorriso questa situazione.
dell'essere consapevoli di essere lì per un errore precedente, ma con la voglia di non perdere se stesse.
con la voglia di scherzare e di approcciarsi al mondo di tutti noi definiti "civili".
ho mangiato specialità bulgare cucinate da sissi apposta per l'evento.
cazzo, l'evento ero io.
non mi era mai successo... wow!
ho visto "imbandire" la tavola (più che altro il tavolino mignon) come fosse festa.
ho visto giovanna preoccuparsi per me ed essere attenta al fatto che magari qualcosa non mi piacesse.
ho insegnato loro un nuovo gioco a carte.
abbiamo riso.
ho visto sissi fare il pane (buonissimo) su un fornellino da campeggio.
ho visto fare la schiuma del cappuccino semplicemente agitando il latte in una bottiglietta di plastica.
venerdì sera, quasi per convincermi a restare, hanno addirittura "inventato" di volermi preparare la colazione per sabato mattina.
non me lo sono fatto ripetere due volte e così alle 10.30 eccomi di nuovo in carcere.
loro erano già in sartoria.
erano già lì al lavoro e io non capivo come mai e soprattutto cosa stessero facendo.
beh, vi dico solo che alle 13.30 quando sono uscita per l'ultima volta (come ha detto sissi, da "liberante") ero piena di regali e con un po' di magone. avevo nella mente la settimana trascorsa e se per loro è stato un evento, per me è stata un'esperienza che mi porterò dentro a vita.
non ha tutti è data la possibilità di stare in un carcere una settimana e per di più addirittura in una cella.
avete presente quel nodo in gola che non riesci a mandare giù per cui resti in silenzio?! ecco...
ho ancora nel cuore gli occhi lucidi di sissi e di giovanna che quasi non mi vogliono salutare.
e ho ancora sul sedile della macchina il libro di renato zero che giovanna mi ha prestato così da darmi una scusa per tornare a trovarle (come se servisse una scusa).
ho attaccatto allo specchietto retrovisore della macchina anche il braccialetto che mi hanno dato con un ciondolo a forma di sole. ho i racconti di ombretta che felice per i tre giorni di permesso, mi racconta, ancora con i bigodini in testa, attraverso le sbarre della cella, che per la prima volta dopo 11 anni potrà andare a casa per festeggiare le sue due figlie gemelle.
ho le richieste di nicole in tasca, scritte su un foglio, e ho l'immagine di pippi, la loro gatta in sovrappeso che tra tutte, è stata la più restia.
ho il ricordo del mio biglietto con scritto "grazie del calore che mi avete dato" appeso su una delle pareti della sartoria e la voce di sissi che mi dice che ogni volta che lo guarderà piangerà...
ho...

mi mancherai ... e cosi’ mi farai compagnia
oggi è stato ben diverso...sono entrata lì e ho lasciato che solo il cuore si preoccupasse delle mie azioni. ho scattato solo lo stretto "necessario" e poi, abbandonata la macchina fotografica sulla sedia, ho indossato gli abiti della "mini" volontaria...due ore a stretto contatto con gli utenti della mensa, riempire le caraffe d'acqua, pulire i tavoli, sorridere, ricevere un numero infinito di GRAZIE per il semplice fatto di essere lì, e guardarli sorridere, trascorrere pochi minuti al caldo e poi tornare alla quotidianità chissà dove...

sono pronta! domani ritorno all'Opera, ma questa volta sono pronta!
speriamo in bene....